Carburanti, note sul risarcimento per i costi sostenuti per il “cartellone” Di Bonaventura Sorrentino – studio legale e tributario Sorrentino Pasca

12 Apr 2024 | Pubblicazioni

Il Consiglio di Stato sulla questione del cartello sui prezzi medi con sentenza pubblicata il 23 febbraio 2024, annullando l’ articolo 7 del DM 31 marzo 2023, nell’obbligare il ministero a una diversa regolamentazione della elaborazione e pubblicazione dei prezzi medi, ha eccepito due aspetti: a) l’aggiornamento con cadenza giornaliera, non previsto dal decreto legge n. 5 del 2023; b) l’aver di fatto addossato i relativi costi informativi unicamente in capo ai distributori imponendo loro oneri ritenuti dai giudici irragionevoli e sproporzionati.

Tant’è che la sentenza ha specificamente previsto che “in sede di riedizione del potere, il Ministero dovrà valutare le misure più idonee ad attuare quanto previsto dal decreto senza gravare i distributori di oneri eccessivi ed impropri …”, come invece è accaduto con il decreto ministeriale innanzi richiamato.

Tali indicazioni dei giudici di Palazzo Spada impongono una riflessione agli operatori del settore circa la sussistenza delle condizioni che darebbero diritto agli stessi ad un risarcimento per i costi sostenuti e ritenuti dalla Corte irragionevoli e sproporzionati.

Riportiamo brevi cenni di riflessione su gli aspetti giuridici di merito più diffusamente sviluppati nella predisposizione degli atti introduttivi del contenzioso.

Con decreto legge del 14 gennaio 2023 n. 5 recante “Disposizioni urgenti in materia di trasparenza dei prezzi dei carburanti e di rafforzamento dei poteri di controllo del Garante per la sorveglianza dei prezzi, nonché di sostegno per la fruizione del trasporto pubblico”, convertito, con modificazioni, nella legge 10 marzo 2023 n. 23, all’articolo 1, comma 2, si disponeva che: “Il Ministero delle imprese e del made in Italy, ricevute le comunicazioni sui prezzi dei carburanti di cui all’articolo 51, comma 1, della legge 23 luglio 2009, n. 99, provvede all’elaborazione dei dati, calcola la media aritmetica, su base regionale e delle province autonome, dei prezzi comunicati dagli esercenti l’attività di vendita al pubblico di carburante per autotrazione in impianti situati fuori della rete autostradale nonché la media aritmetica, su base nazionale, di quelli comunicati dagli esercenti operanti lungo la rete autostradale e ne cura la pubblicazione (…) Gli esercenti l’attività di vendita al pubblico di carburante per autotrazione, compresi quelli operanti lungo la rete autostradale, espongono con adeguata evidenza cartelloni riportanti i prezzi medi di riferimento definiti ai sensi del comma 2. 4. In caso di violazione degli obblighi di comunicazione, come specificati dal decreto emanato ai sensi del comma 2, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 200 a euro 2.000, tenuto conto anche del livello di fatturato dell’esercente, per il giorno in cui la violazione si è consumata”.

In attuazione della citata normativa veniva emanato il DM 31 marzo 2023 i cui articoli 3, 6 e 7 regolamentavano l’obbligo di comunicazione dei prezzi.

In particolare l’articolo 7, con riferimento alle caratteristiche e modalità di esposizione dei cartelloni contenenti i prezzi medi prevedeva che “1. Gli esercenti l’attività di vendita al pubblico di carburante per autotrazione, compresi quelli operanti lungo la rete autostradale, espongono con adeguata evidenza un cartellone riportante i rispettivi prezzi medi, di cui all’art. 6, relativi alle tipologie di carburanti disponibili presso il proprio punto vendita, assicurandone l’aggiornamento con frequenza giornaliera. 2. A decorrere dal 1° agosto 2023, gli esercenti espongono i prezzi medi entro le ore 10,30 se l’orario di apertura è precedente o contestuale alle ore 8,30; qualora l’orario di apertura sia successivo alle ore 8,30, gli esercenti espongono i prezzi medi entro le due ore successive all’apertura; in caso di apertura 24 ore su 24 gli esercenti espongono i prezzi medi entro le ore 10,30. 3. Il cartellone riportante i prezzi medi deve essere esposto all’ interno dell’area di rifornimento, nel rispetto delle condizioni di sicurezza, in modo da garantirne adeguata visibilità. 4. Il cartellone reca apposita indicazione che i valori in esso presenti sono riferiti ai prezzi medi; la dimensione dei caratteri usati è determinata in modo da garantirne la visibilità in condizioni di sicurezza assicurando una dimensione minima pari a 12 cm in altezza. 5. I prezzi medi, di cui all’art. 6, sono esposti secondo il seguente ordine dall’alto verso il basso: gasolio, benzina, GPL, metano; sono esposti in euro per il litro o in euro per chilogrammo per il metano, indicando, con pari dimensione, le cifre decimali fino alla terza»”.

Con ricorso del 2023 veniva chiesto al Tar per il Lazio l’annullamento: del decreto del ministero delle Imprese e del made in Italy del 31 marzo 2023; con sentenza n. 16777/2023 il Tar per il Lazio accoglieva il ricorso, annullando, per l’effetto, il decreto del ministero delle Imprese e del made in Italy del 31 marzo 2023.

Il ministero delle Imprese e del made in Italy presentava ricorso al Consiglio di Stato, per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio.

Il Consiglio di Stato pronunciava la sentenza numero 1806/2024, tra le altre, annullando, in parziale riforma della sentenza appellata e per diversa motivazione, l’articolo 7 del decreto del ministero delle Imprese e del made in Italy del 31 marzo 20.

La sentenza richiamata nel merito della motivazione sull’annullamento dell’articolo 7 del decreto ministeriale del 31 marzo 2023, si esprimeva in tal senso: “Il d.l. 5/2023 (art. 1, comma 3) ha previsto che gli esercenti l’attività di vendita al pubblico di carburante per autotrazione, compresi quelli operanti lungo la rete autostradale, espongano con adeguata evidenza cartelloni riportanti i prezzi medi di riferimento. Non ha previsto che l’aggiornamento debba avvenire con cadenza giornaliera: tale specifica prescrizione è stata introdotta dal d.m. 31 marzo 2023. Tale prescrizione, però, si presenta come manifestamente irragionevole e sproporzionata. Per un verso si impone di rendere conoscibile nei singoli punti vendita una informazione che il consumatore può avere (in forma ben più completa visto che è possibile sapere anche quale distributore applica i prezzi più bassi nella zona di riferimento) collegandosi al sito del Ministero (vedi supra) ovvero scaricando delle app; per altro verso si addossano i relativi costi informativi unicamente in capo ai distributori imponendo loro degli oneri irragionevoli e sproporzionati rispetto alla limitata utilità che l’informazione relativa al prezzo medio, in sé considerata, può avere. Per questa ragione l’art. 7 del d.m. 31 marzo 2023 è illegittimo e deve essere annullato (…) In sede di riedizione del potere, il Ministero dovrà valutare le misure più idonee ad attuare quanto previsto dal decreto legge senza gravare i distributori di oneri eccessivi e impropri rispetto alla effettiva utilità di rendere conoscibile presso il singolo distributore il prezzo medio regionale. Un’ipotesi potrebbe essere quella suggerita dalla Confesercenti ovvero di posizionare in evidenza direttamente sugli impianti un QR-code che rinvii al sito del Ministero nella parte in cui fornisce le informazioni sui prezzi praticati in zona”.

Sostanzialmente la sentenza che comporta la nullità dell’articolo 7 del decreto ministeriale scaturisce da una considerazione di premessa fatta dallo stesso Consiglio di Stato laddove al punto 9.2 si pone la questione dichiarando “Sempre preliminarmente occorre sottolineare che, nella specie, non è compito del Collegio stabilire l’utilità o meno della scelta di rendere conoscibile al consumatore anche il prezzo medio dei carburanti bensì stabilire fino a che punto sia legittimo che tale onere (rendere il costo medio conoscibile) ricada sui singoli esercenti degli impianti di vendita dei carburanti stessi alla luce dell’insieme delle norme vigenti (…)”. Quesito che la stessa Corte, fermo restando l’obbligo del cartello, risolve con il ritenere illegittimo il disposto dell’articolo 7 in quanto “si addossano i relativi costi informativi unicamente in capo ai distributori imponendo loro degli oneri irragionevoli e sproporzionati” dichiarandone di conseguenza l’annullamento.

Si può dunque ritenere, alla luce di ulteriori e rilevanti considerazioni di diritto oggetto di distinta disamina, che sussistano i presupposti di responsabilità del ministero delle Imprese e del made in Italy che comportano in capo allo stesso un obbligo risarcitorio.

Tale questione rileva sia con riferimento ai profili di legittimità nell’uso del potere amministrativo utilizzato nel provvedimento assunto che nel conseguente regime delle impugnazioni.

Nondimeno, pur assodata la natura del DM quale atto amministrativo generale rivolto a soggetti individuabili, nel caso di specie va considerato che l’Amministrazione non si è limitata a specificare modalità di dettaglio ma ha inteso attuare le previsioni del DL 5/2023 aggravando inutilmente ed irragionevolmente l’attività d’impresa con cospicui oneri finanziari ed organizzativi, non rispondenti propriamente alle finalità di informazione dell’utenza perseguite dal dettato legislativo, già reperibili tramite la pubblicazione giornaliera sul sito del Mimit dei dati relativi ai prezzi medi.

Va altresì chiarito che l’estensione del giudicato del Consiglio di Stato nella sentenza pubblicata il 23 febbraio 2024 discende dalla natura del provvedimento acclarata nella stessa sentenza.

Sostanzialmente l’aver ottemperato alle disposizioni dell’art. 7, poi annullato, ha comportato un pregiudizio patrimoniale accertato nelle sfere dei ricorrenti, consistente nell’aver sostenuto i costi di acquisto, collocazione e gestione della cartellonistica prescritta, in premessa esposti in dettaglio.

Tale interesse patrimoniale qualificato, la cui lesione si pone in nesso di causalità giuridicamente rilevante, direttamente ed inequivocabilmente rispetto alle prescrizioni imposte dal provvedimento di cui all’art. 7, risulta meritevole di tutela alla luce delle motivazioni dell’illegittimità del provvedimento espresse nella sentenza di annullamento dello stesso.

Fonte: Staffetta Quotidiana